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Come non si può rimanere però indifferenti di fronte alla splendida visione del santuario di San Francesco in Greccio: costruito sulla roccia tra i boschi di lecci e di fronte all’omonimo paesino. Secondo le cronache che narrano la vita del Santo qui, nel 1223, Francesco realizzo per la prima volta in una grotta una raffigurazione della nascita di Gesù: un antenato del moderno presepe la cui tradizione si è diffusa e vive in molti Paesi del mondo. Se avete la fortuna inoltre di trovarvi nei pressi di Greccio il 24 ed il 26 dicembre, potrete ammirare la cerimonia in costume che ogni anno ricorda questo evento. Il panorama che si gode dal santuario e la visione del complesso architettonico costituisce di per se un ottimo motivo per includere questa meta nel proprio itinerario. Rimarrete però in silenzio e rispetto di fronte alla duecentesca chiesetta di San Bonaventura; con il piccolo coro in legno ancora perfettamente conservato, l’Oratorio di San Francesco ed il Dormitorio di San Bonaventura. Sarà per la semplicità lignea dell’arte dell’epoca, per la straordinaria costruzione degli ambienti, in parte ricavati completamente nella roccia o per la tradizione religiosa del posto; ma il clima di grande poesia, di raccoglimento e di sobria meditazione che deve aver accompagnato la vita di Francesco e degli altri religiosi in questi luoghi sarà per voi un’impressione piacevolmente intensa, difficile da esprimere a parole. Consigliata senza dubbio la visita nei momenti di minore afflusso turistico. Si legge dalla “Leggenda Perugina”, 34, in Fonti Francescane <<Francesco amava l'eremo di Greccio, dove i frati erano virtuosi e poveri, e aveva una predilezione anche per gli abitanti di quella terra per la loro povertà e semplicità. Perciò si recava spesso a riposare e soggiornare là, attirato inoltre da una celletta estremamente povera e isolata, dove il padre santo amava raccogliersi.">>. Gli amanti dell’arte potranno ammirare nella Cappella del Presepe l’affresco che rievoca la Natività del Signore, attribuito all'anonimo Maestro di Narni del 1409. Fuori dalla Cappella invece due affreschi di scuola umbro marchigiana raffiguranti una Natività e San Giovanni Battista. Di recente il borgo di Greccio e il suo Santuario francescano sono stati inclusi dall'UNESCO tra i 754 siti che fanno parte del Patrimonio Mondiale dell'umanità. Se avete deciso di visitare il Santuario di Greccio vi consigliamo anche le altre tappe dell'Itinerario Francescano nel reatino.
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Uno degli aspetti più suggestivi della Sabina è sicuramente il legame profondamente spirituale che lega questa terra alla vita di Franceso d’Assisi, fondatore dell’ordine francescano e patrono d’Italia. Proprio nella Valle Santa infatti egli visse una delle stagioni più intense della sua vita. Ripercorrere queste tracce alla ricerca delle testimonianze lasciate e dei luoghi ancora oggi densi di misticismo e sentita devozione è a nostro avviso uno degli itinerari più profondi e caratteristici che ci sentiamo di consigliare. Un intero sito è dedicato a questo famoso itinerario: www.camminodifrancesco.it  Il Santuario di Greccio La mappa con le tappe del cammino è presente su Google maps e potete visualizzarla sul sito ufficiale sopracitato oppure cliccando qui Pochi sanno ad esempio che una parte iniziale della storia del Santo è legata allo stesso capoluogo di Rieti: teatro tra l’altro di alcuni miracoli e testimonianze del suo amore per i poveri, l’arte e tutte le creature. Luoghi storici legati alla presenza di Francesco sono l’imponente Palazzo Papale e l’oratorio presso l’ospedale di Santa Croce dove, secondo la tradizione, sarebbe stata poi edificata la grandiosa chiesa di San Francesco terminata nel 1253. A soli 4 km da Rieti potrete ammirare invece il Santuario di S. Maria della Foresta conosciuto più semplicemente con il nome “La Foresta”. La chiesina di San Fabiano è oggi un convento di straordinaria suggestione: chiunque cerchi pace e serenità non può non scegliere infatti un posto migliore. Rimarrete senza dubbio affascinati e colpiti dal profondo silenzio di questo luogo: Francesco lo scelse come posto di ritiro contro la confusione del mondo esterno e l’amorevole ma soffocante abbraccio dei fedeli. Attorniati dall’intenso verde dei boschi, cullati dal suono delle sorgenti e dal cinguettio degli uccelli; rimarrete senza dubbio colpiti dalla profonda atmosfera di pace che molto probabilmente fu di ispirazione per l’immortale Cantico delle Creature. A 17 km da Rieti invece, nel cuore della splendida riserva dei laghi Longo e Ripasottile, potete fermarvi al Santuario di Poggio Bustone. Immerso anche questo in una natura che ricorda la semplicità e la quiete tanto amate dal Santo, esso gode però di una storia molto suggestiva. San Francesco vi giunse infatti nel paese di Poggio Bustone nel 1209, fuggendo alle ostilità dei suoi concittadini, e trovò, nella parte più selvaggia della montagna e nella preghiera e nella penitenza, la rivelazione divina sul perdono per la sua vita passata e sulle sue mirabili opere successive. “Buongiorno buona gente” furono le semplici parole che il Santo rivolse agli abitanti del luogo. L’accoglienza, l’amore e la cortesia che questi ricevette durante il suo soggiorno sono gli stessi che, immutati nel tempo e nello spirito, accoglieranno anche voi. Nella straordinaria storia della Vita di San Francesco il ritiro, la solitudine ed il contatto con la natura sono stati elementi immancabili. Se vi trovate a passare anche a Rivodutri vi consigliamo di prendervi mezz’ora per una passeggiata nella natura e nei boschi secolari di queste terre alla scoperta del Faggio di San Francesco. E’ raggiungibile seguendo per 4 km una strada carrareccia che parte da Rivodutri e si congiunge con la frazione di Cepparo, fino alle pendici del monte Fausola (1100 m. slm). Potrete ripercorrere il cammino del Santo che, secondo la leggenda, durante un temporale che lo sorprese in uno dei suoi solitari ritiri mistici, si riparò sotto questa pianta che assunse tale conformazione particolarissima. Anche se non credete alla leggenda, anche non siete religiosi non potrete non rimanere affascinati da questa meraviglia della natura, dai rami che si intrecciano sinuosi a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. C’è chi dice che sia dovuto al frutto di una mutazione naturale, ma sapere che solo altri due esemplari della stessa specie in tutto il mondo hanno una forma paragonabile non può non lasciare sorpresi. Sempre nei dintorni di Rieti (a circa 17 km), nella parte occidentale della Valle reatina, potrete ammirare invece il santuario di Greccio. Non vi ci vorrà molto, ammirando il bellissimo complesso architettonico che sembra nascere dalla nuda roccia, a comprendere come mai questo luogo venga chiamato la nuova Betlemme (per la prima rievocazione della Natività) e sia stato incluso dall'UNESCO tra i 754 siti che fanno parte del Patrimonio Mondiale dell'umanità. Ma il vostro cammino sulla strada di San Francesco continua con una delle tappe più importanti. A 5 km da Rieti si trova infatti il Santuario di Fonte Colombo, anche detto il Sinai francescano perché il Santo ricevette in questo luogo nel 1223 la Regola definitiva dei Frati Minori. Nella parte più nascosta di un bosco di lecci secolari, sulla costa del verdissimo Monte Rainiero, sarete giunti nel luogo più sacro del percorso. Dagli edifici, alla fonte d’acqua purissima alla grotta in cui fu scritta la Regola; l’atmosfera che si respira nell’aria è decisamente straordinaria. Nello stesso luogo potrete ammirare la chiesetta dedicata alla Madonna, detta anche della Maddalena: la semplicità delle linee e la sobrietà dei decori oltre che l’ambiente unico sono tutti simboli dello stile di vita francescano e del modello che è stato di ispirazione per il suo ordine nei secoli. Ultime due tappe di questo nostro itinerario sono il Tempio di San Francesco ed il Borgo di Posta. Il primo, a 1623 metri di altitudine sul Terminillo, venne eretto e voluto dai frati francescani in occasione della proclamazione di Francesco come patrono d’Italia nel 1939 da Papa Pio XII. Fusione armonica di architettura, mosaici, sculture e arredi di alta qualità artistica protegge come uno scrigno il ricordo più prezioso: un’urna contenente la reliquia del Santo davanti la quale arde perennemente una lampada votiva. Se avete occasione di arrivare fino a Posta invece (sulla S.S. 4 in direzione Passo Corese o direzione Rieti se venite dall’Aquila) potrete ammirare alcuni cenni storici francescani che il Santo lascio, spingendosi fino a questo luogo all’epoca denominato Machilone e ai confini con il Regno di Napoli. Vi troverete infatti di fronte la chiesa di San Francesco che, sebbene molto più modesta nel passato, deriverebbe dalla chiesa di San Matteo, molto probabilmente il primo insediamento dei frati Minori creato. Si dice che il Santo, passando da queste parti, avesse donato il suo mantello e dodici pani ad una donna con gli occhi malati che non aveva i soldi per farsi curare: vi accorgerete comunque che lo spirito e l’amore per il Poverello di Assisi è ancora oggi molto sentito tra gli abitanti di queste parti.
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Detto anche Lago Sabatino e caratterizzato dalla sua forma circolare e la notevole profondità di 165 m (tipica origine vulcanica) il lago di Bracciano è il secondo in termini di superficie del Lazio. L’area circostante (comprendente anche il vicino ed geologicamente simile lago di Martignano) è compresa nel parco Regionale di Braccino – Martignano e vanta un particolare valore naturalistico, ampi tratti di vegetazione e foresta incontaminata ed una ricchezza di fauna acquatica (grazie anche al divieto di navigazione di natanti a motore). Una chiusa, costruita verso la fine del XVIII secolo ed ancora oggi perfettamente funzionante mantiene costante il livello dell’acqua ed alimenta l’acquedotto Paolino (costruito dal papa Paolo V all’inizio del XVII secolo) per rifornire direttamente il Vaticano. Il lago, ed il territorio circostante, costituiscono un luogo turistico ideale e meta gradevolissima per trascorrere le vacanze, grazie anche ad itinerari di interesse artistico ed archeologico. Particolarmente adatto alla vela, al canottaggio e al windsurf, è inoltre luogo di competizioni internazionali. Oltre lo stesso Bracciano si affacciano sulle sue rive i graziosi borghi di Anguillara Sabazia e Trevignano Romano.
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Il castello di Bracciano, la cui presenza predominate sovrasta l’intero l’abitato ed il circostante lago, è probabilmente uno dei più scenografici ed affascinanti del Lazio (secondo nella Regione per estensione), oltre che uno dei meglio conservati e più importanti d’Italia. Per alcuni Bracciano è conosciuto principalmente per il suo castello: non vi perdonerete mai di non averlo visitato se vi troverete a passare da queste parti. Formata da un quadrilatero principale (con uno dei lati prolungati a formare un quadrilatero più piccolo) il castello deve la asimmetria ed irregolarità della pianta alla presenza di due nuclei realizzati in epoche differenti. Il quadrilatero più piccolo infatti, con la torre mozza, nasce intorno all’originaria torre dei Prefetti di Vico; mentre le successive mura, il cortile ed il camminamento di ronda si deve alla costruzione ed alle successive fortificazioni volute dagli Orsini. Allo spirito ed al mecenatismo del costruttore (Napoleone Orsini) e della sua famiglia si deve la fama di vera e propria corte rinascimentale che tale rocca acquistò nei secoli: sede di cenacoli artistico – culturali, feste mondane e personaggi illustri. Vi soggiornarono tra gli altri il re di Francia Carlo VIII (durante la sua marcia verso Roma), Clemente VIII, Sisto IV (in fuga da Roma in preda alla peste) e Marcantonio Colonna. L’importanza del castello risiede anche nella ricchezza dei suoi sontuosi interni: dai mobili, le ceramiche, le armi medievali ed i dipinti conservati all’interno, si aggiunge la presenza di pregiati affreschi come quelli della Camera Papalina (decorata dall’esponente del Manierismo romano Taddeo Zuccari) o quella della Sala del Pisaniello o infine la Camera di Isabella (con brillanti soffitti e cassettoni originali). L’emozione ed il trasporto che suscitano la sua visita sono sensazioni impedibili: preferiamo in questo caso non dirvi null’altro, lasciando a voi anche l’emozione della scoperta e l’autenticità di quel percorso nel passato che ha colpito profondamente anche noi. Il castello ospita inoltre un museo, aperto al pubblico nel 1956, con opere legate al medioevo e al rinascimento oltre a reperti archeologici etruschi provenienti dagli scavi di Caere Vetus e da Alsium. Voluto dal Principe Don Livio IV Odescalchi, si estende su una superficie di tremila metri quadrati per 19 sale visitabili e, con un percorso che si sviluppa tra affreschi, arredi e decori originali dell’epoca, permette al visitatore di respirare tutta l’atmosfera magica del passato e di scoprire gli angoli più segreti del castello.
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Il Palazzo dei Papi di Viterbo è uno dei più importanti monumenti della città. La sede del Papato fu spostata nel 1257 da Alessandro IV a causa delle ostilità con il comune di Roma: il precedente Palazzo vescovile fu conseguentemente ampliato per creare una residenza adeguata alle esigenze del Papa. La costruzione fu commissionata dal “Capitano del Popolo” Raniero Gatti e fu completata intorno al 1266.  Loggia del Palazzo |  Il Duomo |  Il retro del Palazzo |
La grande facciata del duomo, affacciata sulla piazza di S. Lorenzo, è preceduta da una scalinata che risale al 1267. Sul lato destro del palazzo, possiamo notare una grande loggia con sette arcate, sorrette da doppie e sottili colonne finemente decorate. Nella Loggia troviamo anche una fontana del 15° secolo, costruita con vari materiali in varie epoche, recante lo stemma della famiglia Gatti. Dopo la morte di Alessandro IV, il palazzo ospitò altri personaggi illustri come Urbano IV, Gregorio X, Giovanni XXI, Nicola III e Martino IV, che si spostò ad Orvieto nel 1281. Furono tutti eletti nella sala più famosa del palazzo, la Sala del Conclave.
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Nel panorama della Viterbo termale una vetrina a parte riteniamo meritino le Terme dei Papi. Famose in tutto il centro Italia, e non solo, godono di un complesso monumentale e termale (comprendente anche l’Hotel Nicolò V) decisamente eccezionale. Potrete beneficiare di un ambiente senza dubbio accogliente (a norma anche per ospitare persone disabili) in grado di offrirvi, oltre alle cure termali, un moderno centro per l’attività fisica attrezzato con la piscina, la palestra, la sauna, il bagno turco ed il solarium. Da provare senza dubbio anche il centro di Cosmetologia ed Estetica che offre i più avanzati e mirati trattamenti sotto la guida di personale specializzato. Le terme si avvalgono in esclusiva dell’acqua proveniente dal bacino del Bullicame, uno dei tanti e più importanti dislocati lungo una linea di dodici chilometri che va da nord a sud della città, tramite una condotta sotterranea che arriva direttamente al complesso e sgorga alla temperatura di 58º C. Una ulteriore sorgente detta del “Bagno del Papa” nasce invece all’interno delle terme anche se ha una valenza terapeutica decisamente minore. Se decidete di dedicare una delle vostre giornate al relax ed al benessere in questo suggestivo complesso termale, vi consigliamo di provare poi i suoi famosi e pregevoli fanghi. Estratti infatti da un laghetto di acque termali dove, sul fondo, le numerosi sorgenti li arricchiscono da millenni di preziosi minerali e componenti attivi, vengono utilizzati una sola volta per ogni trattamento per mantenerne intatte le proprietà curative e rigeneranti. Consigliate assolutamente, per una giornata rilassante o un bagno terapeutico in un’acqua dalla gradevolissima temperatura anche in inverno. Se prevedete un soggiorno maggiore o beneficiare degli altri servizi offerti ben 60 sono i trattamenti che le terme possono offrire (anche se non proprio troppo economici). Le Terme dei Papi sono aperte tutto l’anno.
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